Università Popolare per la formazione dei comunisti
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Fare
dell’Italia un nuovo paese socialista
Questa sarà la parola d'ordine che
riassumerà l'obiettivo del partito per gli anni a venire, in funzione del quale
il partito svilupperà la sua strategia, la strategia della guerra popolare
rivoluzionaria di lunga durata.
Cosa vuol dire questa parola
d'ordine? Da una parte vuol dire che gli operai e le masse popolari del nostro
paese non hanno altro modo per uscire dal marasma economico, ambientale,
morale, intellettuale in cui l'attuale classe dominante li ha portati e ogni
giorno li affonda di più. Ciampi può fare tutte le prediche che vuole, Cordero
di Montezemolo può suonare quanto vuole il piffero, Berlusconi può alleggerire
quanto vuole le tasse ai ricchi, il
variopinto asse Prodi-Bertinotti-Cossutta possono promettere quello che
vogliono, Woityla può biascicare tutte le litanie dei suoi santi, ma l'unica
via per le masse popolari del nostro paese è che la classe operaia instauri il
socialismo. È su questa strada che il (n)PCI le condurrà.
Dall'altra questa parola d'ordine
riassume quello che è indicato nelle Dieci Misure Immediate
pubblicate nel n. 5 di La Voce (pag.
43).
La prima e più importante delle
DMI è l'instaurazione del nuovo Stato che reprime la borghesia imperialista,
dirige le masse popolari a riorganizzare tutte le attività collettive in
conformità alla volontà delle masse e mantiene l'ordine pubblico. Il punto più
importante e più urgente della riorganizzazione delle attività collettive è la
riorganizzazione dell'attività economica, della produzione e della circolazione
dei beni e dei servizi. I padroni hanno fatto e fanno di tutto per far credere
di essere indispensabili, che i lavoratori senza i capitalisti e comunque senza
attenersi alle loro regole e ai loro criteri non sono capaci di produrre e
distribuire i beni e servizi usati nella vita corrente. È quindi ovvio che
anche molti lavoratori avanzati e compagni ritengano che la riorganizzazione
dell'attività economica su basi socialiste è una cosa complicata e abbiano idee
confuse in proposito. In realtà si tratta di una cosa semplice a capirsi, anche
se la realizzazione comporterà certamente energia e impegno. Vediamo di aver
chiaro cosa faremo, come inizieremo. Quanto più sarà chiaro a un vasto numero
di lavoratori avanzati cosa faremo, tanto più chiaro sarà il danno che fanno i
capitalisti e quanto sia dannosa alle masse popolari la sopravvivenza loro e
del loro ordinamento sociale. Tanto maggiore sarà la mobilitazione per porre
fine al marasma attuale, generato dalla sopravvivenza di un ordinamento sociale
oramai sorpassato dagli eventi, inadatto a governare le forze che ha creato.
In effetti l'inizio della
riorganizzazione delle attività economiche consiste in una cosa semplice.
Partendo da quello che c'è, i lavoratori coordineranno le attività di tutte le
aziende del paese, in un certo senso come oggi in una grande azienda il
capitalista coordina le attività di tutti i reparti e di tutte le attività
produttive. Già oggi i reparti di una grande azienda non scambiano tra loro i
rispettivi prodotti. Non vendono l'uno all'altro né i prodotti né i servizi.
Ognuno di essi riceve quanto gli occorre nella quantità e della qualità
necessarie da chi lo produce, esegue la lavorazione sua propria secondo le
norme stabilite e note, consegna i prodotti di questa a chi li userà. Esistono
oggi tutti i mezzi materiali e intellettuali perché tutte le aziende
capitaliste, le aziende pubbliche, la pubblica amministrazione, gli istituti di
ricerca e di controllo, gli enti senza fine di lucro di un paese come l'Italia,
insomma le strutture in cui lavorano più della metà dei lavoratori italiani (in
effetti tutti, esclusi solo i lavoratori autonomi e i proprietari e dipendenti
di aziende artigiane, familiari o cooperative), una volta che ognuna di esse è
presa in mano dal consiglio dei delegati dei rispettivi lavoratori, funzionino
secondo questo criterio socialista (quindi non ancora comunista), come se
fossero riunite a costituire un'unica grande azienda. Esiste la ricca e
multiforme esperienza dei primi paesi socialisti a cui potremo attingere: sia
l'esperienza positiva della fase della loro ascesa (fino agli anni '50 per
l'URSS e i paesi dell'Europa Orientale, sino agli '70 per la Cina), sia
l'esperienza negativa della fase della loro decadenza.
Ciò che occorre rimuovere per
farle funzionare come un'unica grande azienda è in un primo tempo solo la
proprietà individuale dei capitalisti, l'asservimento di ogni azienda alla
produzione di profitto per il suo proprietario, i rapporti di compra-vendita
che regolano la produzione e la circolazione, la direzione di borghesi e di
individui asserviti alla borghesia e la cui mentalità comunque non va oltre
l'orizzonte dell'ordinamento borghese, il
governo generale della società nelle mani e al servizio dei capitalisti, dei
loro affari, delle loro speculazioni e della conservazione delle condizioni
economiche, politiche e spirituali del loro ordinamento sociale. È questo che
impedisce di far funzionare tutte le aziende di un paese secondo i criteri
socialisti sopra indicati, come parti, ramificazioni, reparti di un'unica
grande azienda. Rimuovere questo è quello che l'instaurazione del nuovo potere
in tutto il paese può fare e farà dall'oggi al domani. Il nuovo sistema di
produzione, di circolazione, di distribuzione e di consumo così creato reggerà
bene o male, certamente meglio dell'attuale, e gradualmente vi saranno attuate
le trasformazioni che ne faranno sempre più un sistema comunista.
L'attuale sistema basato sulla
proprietà individuale dei capitalisti funziona male, tra crisi e sprechi
enormi, dilapidando un'enorme quantità di risorse umane e materiali, creando
grandi sofferenze e frustrazioni, con grandi distruzioni e danni materiali,
intellettuali e morali per le masse popolari. Esso regge finché e solo finché
la classe operaia con il suo partito comunista non riuscirà a concepire e far
valere presso il resto delle masse popolari la volontà di porre fine
all'attuale ordinamento sociale e di instaurare il socialismo imponendo questa
sua volontà alla borghesia e a quanti si associano con essa. Creare questa
volontà facendola diventare un movimento politico, un movimento pratico è la
chiave risolutiva di tutto. La borghesia con la sua forza e la sua ferocia può
ostacolare e certamente ostacolerà con ogni mezzo la maturazione di questa
volontà nelle masse popolari. La controrivoluzione preventiva è l'insieme delle
sue misure e dei suoi metodi per ostacolarla. Ma essa non è in grado di
impedire che questa volontà si crei. Anzi il malandare del suo sistema, la sua
incapacità di assicurare anche solo la perpetuazione della conquiste che le
masse popolari le hanno strappato, il suo bisogno di riportare le masse
popolari alle condizioni di un secolo fa, precedenti alla prima ondata della
rivoluzione proletaria, costituiscono altrettante condizioni che spingono le
masse popolari a mobilitarsi e creano condizioni favorevoli alla instaurazione
della direzione della classe operaia tramite il suo partito comunista.
La chiave della soluzione del
problema sta quindi nelle mani di noi comunisti. Dipende dalla nostra capacità
di "comprendere chiaramente le condizioni, l'andamento e i risultati
generali del movimento proletario" e di "spingerlo sempre in
avanti" (Manifesto, 1848). Cioè
dipende dalla nostra comprensione delle cose, dalla nostra capacità di
comprendere come mobilitare le masse popolari e dal nostro slancio
rivoluzionario. Noi dobbiamo quindi occuparci della concezione dei comunisti,
del loro metodo di lavoro, del loro legame con le masse e della loro dedizione
alla causa. I movimentisti si occupano delle idee e dello stato d'animo attuali
delle masse, si adeguano ad essi senza distinguere quello che è indotto dalla
soggezione alla borghesia e quello che è prodotto dalla ribellione contro essa.
Quando fanno il punto della situazione, parlano sempre e solo dello stato del
movimento delle masse. I costruttori del partito comunista invece attualmente
si occupano principalmente delle idee e dello stato d'animo dei comunisti.
Sanno che, risolto questo problema (di cui essi sono soggetto, la cui soluzione
sta nelle loro mani, che dipende da loro), il resto seguirà. Sanno che il resto
può seguire solo dopo che quel primo problema è per l'essenziale risolto.
Analogamente, non appena la classe operaia avrà preso il potere in tutto il
paese e i lavoratori avranno quindi preso le aziende nelle loro mani tramite i
consigli dei loro delegati, tutte le aziende potranno funzionare nella maniera
socialista che ho indicato. Da lì partiremo per migliorare e avanzare verso il
comunismo.
Quanto ai rapporti economici
internazionali, si tratta di una questione particolare che la classe operaia al
potere regolerà secondo le circostanze. Con i paesi governati dai lavoratori,
la regolerà secondo criteri di solidarietà, di accordo, di divisione dei
compiti e dei prodotti. Con le aziende dei paesi dove persisterà ancora un
ordinamento capitalista, la regolerà sulla base dello scambio, della
compra-vendita. Tramite la nazionalizzazione del commercio estero, tutte le
aziende del paese socialista si presenteranno alle aziende dei vari paesi
capitalisti come un'unica grande azienda.
A partire da questa base che
assicura da subito la produzione e la riproduzione delle condizioni materiali
dell'esistenza, inizierà la riorganizzazione generale della società,
l'instaurazione di rapporti di produzione e di rapporti sociali via via più
conformi al fatto che "il libero sviluppo di ciascuno è la condizione del
libero sviluppo di tutti" (Manifesto, 1848); che la produzione deve essere indirizzata a soddisfare
nella misura maggiore possibile i bisogni materiali e spirituali degli uomini e
delle donne; che il lavoro necessario deve essere ripartito senza discriminazioni tra
tutte le persone abili al lavoro; che bisogna promuovere la fine
dell'asservimento degli individui alla divisione del lavoro; che tutte le risorse
materiali e spirituali della società devono essere messe al servizio
del massimo
sviluppo fisico,
intellettuale e morale di cui ogni individuo è capace. La condizione in cui una parte
dei lavoratori sono degli esuberi, nel giro di un po' di tempo sarà ricordata
nei manuali di storia come una curiosità del passato barbarico, come noi oggi
ricordiamo l'ascia di bronzo, il telaio a mano, alcune usanze degli uomini primitivi.
Ognuna delle Dieci Misure Immediate già indicate concorre da un
lato a completare il quadro che costruiremo dall'oggi al domani con
l'instaurazione del nuovo potere in tutto il paese. Si tratta di misure complementari. Finché il nuovo
potere non sarà instaurato in tutto il paese, nelle condizioni della guerra
popolare rivoluzionaria, si tratterà invece di sfruttare al servizio della mobilitazione
rivoluzionaria delle masse popolari tutto quello su cui il nuovo potere riuscirà a
mettere le mani.
L'obiettivo di fare dell'Italia un nuovo paese socialista distingue
i comunisti dai vari gruppi di sedicenti comunisti. I sedicenti comunisti e
"amici dei lavoratori", pur nella loro varietà, hanno in comune una
cosa: promettono di eliminare i mali del capitalismo senza eliminare il capitalismo.
Una promessa che vale come promettere di eliminare la puzza della merda senza eliminare la merda.
Finché i capitalisti sono padroni delle aziende, quindi dirigono la vita economica
del paese, è impossibile ("economicamente impossibile", per dirla con le
parole di Lenin) anche con la migliore buona volontà eludere su grande scala e
per un lungo periodo le regole e le leggi del loro ordinamento sociale. Ed
esse comportano esuberi, sfruttamento e tutti gli altri mali della società
attuale. Per bene che vada i lavoratori possono strappare qualche miglioramento
che i padroni cercheranno di rimangiarsi appena possibile, di far pagare ad altri lavoratori, di
avvelenare e svilire.
La crisi economica per sovrapproduzione assoluta di capitale, che esiste e si fa valere anche
se i comunisti dogmatici e i capitalisti negano che una cosa simile esista, induce
ogni capitalista, pena il fallimento, ad aumentare lo sfruttamento dei suoi
lavoratori, a ridurre il loro numero e i loro salari, ad aumentare la produttività
di quelli che mantiene in produzione, a estorcere più ricchezza possibile a tutti i lavoratori
dipendenti e autonomi, a portare via più ricchezza possibile anche agli altri
capitalisti, a rendere più precaria l'esistenza di tutte le masse popolari, ad
eliminare o almeno ridurre i diritti conquistati. E questo mentre d'altro
lato tutti i capitalisti si lamentano della ristrettezza dei consumi e degli
investimenti, della fiacchezza degli affari. La "competitività del sistema
Italia" su cui sdottorano Fazio e Berlusconi, Tremonti e Prodi, Rutelli e
Bertinotti significa in concreto che i capitalisti italiani dovrebbero fare queste
cose meglio e più dei capitalisti di
altri paesi. Su questa base si ha l'imbarbarimento generale della società, il ritorno delle barbarie che il
movimento comunista aveva in
qualche misura qua e là già limitato. Ogni
miglioramento che un gruppo di lavoratori o i lavoratori di un paese riescono a
imporre ai loro capitalisti, è realizzato a spese di altri lavoratori o dei
lavoratori di un altro paese, è aggressione e imposizione. Ma di ciò non sono
responsabili i lavoratori che strappano miglioramenti, ma l'ordinamento
capitalista che preclude ogni altra via dl progresso. il rimedio a ciò non è la
moderazione dei lavoratori che hanno maggiori capacità di lotta. Tale
moderazione anzi lascia maggior campo libero ai capitalisti. Il rimedio è
l'eliminazione del capitalismo. Ogni gruppo di Lavoratori che lotta per
conquistare miglioramenti diretti e immediati, grazie all'azione del partito
comunista crea condizioni più favorevoli alla mobilitazione anche degli altri
lavoratori, all'eliminazione del capitalismo, all'instaurazione del socialismo.
Finché i capitalisti sono padroni delle
aziende, quindi dirigono la vita economica del paese, è da escludere che i
lavoratori possano emanciparsi dai capitalisti e riorganizzare la società in
funzione del benessere dei lavoratori, cioè della gran parte della popolazione.
Luca Cordero di Montezemolo può ben presentarsi e i suoi lacchè possono ben presentarlo
quanto vogliono come il pifferaio magico di Hammerlin. Ma la realtà non cambia
per le esortazioni di Ciampi. Quando gli affari vanno male, nei periodi di
crisi del capitalismo come l'attuale, se non si liberano dei capitalisti, i
lavoratori sono costretti a subire le peggiori e più assurde, barbariche e
sanguinarie conseguenze dell'ordinamento sociale capitalista, a perdere anche
quello che hanno strappato ("a cedere una parte dei diritti che hanno conquistato", come consigliava il sindacalista di
regime Benvenuto) e a finire nelle soluzioni barbariche che per loro natura i
capitalisti tendono a dare alla crisi del loro ordinamento sociale. I Woityla
di turno hanno il loro tornaconto nel consolare e spennare gli afflitti e nel
deprecare le "sette" che li sopravanzano in oscurantismo clericale.
Perché diciamo "fare dell'Italia un
nuovo paese socialista"? Perché durante la prima ondata della rivoluzione
proletaria, nella prima parte del secolo scorso, il movimento comunista era già
riuscito a costruire 16 paesi socialisti. Dicendo "nuovo" noi diciamo
che in linea di principio ci riferiamo a quell'esperienza, a quel primo
tentativo. Con i primi 16 paesi socialisti, nella fase della loro ascesa, la
pratica di milioni di uomini ha già mostrato che quello che noi diciamo è
possibile. Nello stesso tempo diciamo che non si tratta dì ripetere in ogni
aspetto, alla lettera, quel primo tentativo, ma di imparare dalla sua
esperienza per fare meglio e procedere più celermente. Soprattutto diciamo che
si tratta di imparare dalla sua esperienza a non adottare quelle soluzioni che
a partire da un certo momento in poi hanno determinato la decadenza dei primi
paesi socialisti.
In questo senso "fare dell'Italia un
nuovo paese socialista" è la nostra bandiera, la bandiera di tutti i veri
comunisti, che continuano la storia del movimento comunista internazionale e
migliorano la sua esperienza. È l'unica soluzione
realistica ai mali delta società attuale.
Nicola P.