Università Popolare per la formazione dei comunisti
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La
nostra azione nel movimento comunista internazionale
La situazione rivoluzionaria si acutizza in tutto il mondo, sia pure in
modo diseguale. Ciò rende più urgente in ogni paese la costituzione e il rafforzamento
di veri partiti comunisti e nello stesso tempo rende più urgente il loro
collegamento a livello internazionale. Che via seguire per promuovere l'unità
dei veri comunisti a livello internazionale?
Partiti, gruppi e
individui che si dichiarano comunisti abbondano in molti paesi. Il marasma in
cui la borghesia imperialista ha precipitato il mondo a seguito della sua nuova
crisi generale e in maniera ancora più accelerata e grave dopo il crollo e la
scomparsa del campo socialista, unito al ricordo delle conquiste strappate
durante la prima ondata della rivoluzione proletaria e delle speranze, attese,
volontà e sforzi per migliorare che il movimento comunista aveva suscitato in
ogni angolo del mondo in centinaia di milioni di proletari e di altri membri di
classi e nazioni oppresse, non possono che accrescere il numero dei fautori del
comunismo. Ovviamente tra quanti oggi si dichiarano comunisti, "c'è di
tutto".
Alcune organizzazioni che
si dichiarano comuniste svolgono soprattutto il ruolo di creare confusione e
alimentare deviazioni, tanto le concezioni che le animano e le linee che
seguono sono già state smentite dalla pratica o confutate più e più volte in
campo teorico. Non tener conto dell'esperienza del movimento comunista è la
forma di dissociazione dal movimento comunista specifica di organismi e
individui che pur si dicono comunisti. È la versione "più di
sinistra" della parola d'ordine che "il comunismo è morto",
"il comunismo è stato un errore e un orrore": non c'è nulla da
imparare, solo da gettare e dimenticare. In complesso però dobbiamo valutare
come un aspetto positivo della realtà il fatto che tanti si dichiarino
comunisti. La borghesia ha condotto e conduce su grande scala con tutti i
potenti mezzi di cui dispone una campagna di denigrazione del comunismo e ogni
giorno dichiara la sua morte. La sconfitta subita dal movimento comunista è
arrivata fino alla distruzione di gran parte delle istituzioni create durante
la prima ondata della rivoluzione proletaria. Nonostante ciò milioni di uomini
e donne si dichiarano comunisti e guardano con fiducia alla rinascita del
movimento comunista.
Resta tuttavia paese per
paese il problema di come unire in partito i veri comunisti, come costruire un
vero partito comunista. Un partito che tenga pienamente conto dell'esperienza
della prima ondata della rivoluzione proletaria. Un partito che sia all'altezza
dei compiti che lo sviluppo della nuova crisi generale del capitalismo e la
connessa situazione rivoluzionaria in sviluppo pongono all'ordine del giorno.
Un partito che sia cioè all'altezza del compito di condurre vittoriosamente la
seconda ondata della rivoluzione proletaria e formare nuovi paesi socialisti,
in particolare nei maggiori paesi imperialisti: un compito che la prima ondata
della rivoluzione proletaria non era riuscita a realizzare.
Tutta l'esperienza
passata del movimento comunista ci insegna che l'unità dei veri comunisti non
si costruisce mettendo insieme alla pari chiunque si dichiara comunista, con
una politica da intergruppo, unendosi sulla base di quello che anche la parte
più arretrata accetta: con la "fusione del due in uno", per dirla
sinteticamente. È solo attraverso lotte ideologiche, tentativi pratici e il
bilancio dell'esperienza che i comunisti hanno formato un'unità non solo capace
di aggregare stabilmente il massimo numero possibile di comunisti, ma, cosa più
importante, di unire i comunisti con le grandi masse e portare in porto
vittoriosamente la rivoluzione, fosse una rivoluzione socialista o una
rivoluzione di nuova democrazia. Per unire, bisogna dividere ciò che è del
proletariato da ciò che è della borghesia, ciò che è avanzato da ciò che è
arretrato, ciò che è vero da ciò che è falso: bisogna "dividere l'uno in
due", per dirla sinteticamente.
Noi siamo quindi
assolutamente contrari ai metodi da intergruppo, al mettersi tutti insieme
accettando come linea vincolante per tutti quello che anche la parte più
arretrata è disposta a fare, a legare le mani alla parte più avanzata,
impedendole di dire e fare e di condurre una lotta per la vera unità: l'unità
dei veri comunisti, la trasformazione in veri comunisti, ma, principalmente,
l'unità dei veri comunisti con le vaste masse che sono la forza decisiva che
trasforma il mondo.
Questa è una questione di principio a cui non dobbiamo mai venire meno. L'unità si costruisce con la lotta, con la lotta ideologica. Le concezioni e le linee che riflettono gli interessi e le vedute della classe operaia che lotta per il comunismo devono imporsi sulle concezioni e le linee che riflettono gli interessi e le vedute della borghesia imperialista e la sua influenza sulle masse popolari. Le conoscenze e le linee che riflettono gli aspetti nuovi della realtà e le conoscenze più avanzate devono imporsi sulle conoscenze arretrate e sulle linee ferme ad aspetti della realtà oramai sorpassati o secondari. Le conoscenze vere e le linee che corrispondono alle leggi che la realtà segue nella sua trasformazione devono imporsi sulle conoscenze sbagliate e sulle linee che vogliono fare andare la realtà in senso contrario alle sue proprie leggi di trasformazione. Queste tre contraddizioni che incontriamo ad ogni passo nel movimento comunista possono essere risolte solo con la lotta. Solo una lotta ideologica aperta, profonda e senza cedimenti può fare emergere e far trionfare la verità. Può far progredire e trasformare tutti quelli che non sono legati a conoscenze sbagliate o arretrate da interessi in contrasto con la rivoluzione. Può separare le divergenze di idee dalle divergenze di interessi e risolverle con la discussione, la sperimentazione e il bilancio delle esperienze. È così in ogni campo scientifico, anche nella scienza della rivoluzione socialista.
Detto questo, dobbiamo
tener presente anche che la lotta e l'unità sono due metodi differenti per
affrontare un contrasto, due relazioni opposte ma legate l'una all'altra. Nel
movimento comunista attuale la confusione regna sovrana. Senza lotta ideologica non potremo dissipare la confusione. La diplomazia, il compromesso, l'impegno a non criticarsi reciprocamente non portano alla verità, alla lotta e
alla vittoria. Portano alla stagnazione e alla morte. Bisogna al contrario
criticare, essere aperti alla critica e alla verifica, autocriticarsi,
trasformarsi. Solo così si può crescere. Dobbiamo lottare con intransigenza per
la verità e nello stesso tempo non dobbiamo avere preclusioni e pregiudizi.
Dobbiamo portare la lotta ovunque, in ogni organizzazione. Non dobbiamo
rispettare gli steccati che la destra
sempre oppone alla lotta ideologica.
Non dobbiamo chiuderci nella verità
che possediamo e amministrarla come una nostra proprietà privata.
Nello stato attuale del movimento comunista, anche le organizzazioni più
arretrate reclutano proletari
avanzati.
Più larga e
onnipresente sarà la lotta ideologica, più rapidamente questi si libereranno dalle nebbie e dalle catene.
È ovunque la destra che si oppone alla lotta ideologica. Per di più la
"lotta tra le due linee" è una legge oggettiva del movimento comunista lungo tutta la sua storia. Non dobbiamo quindi scambiare la fedeltà alle vecchie amicizie e alle vecchie
relazioni con la complicità con gli errori dei nostri amici e con lo
schieramento acritico con loro in caso di divergenze che mettono in questione la loro linea e le loro concezioni. La storia del movimento comunista ci ha mostrato vari casi in cui simili comportamenti sono stati dannosi per la nostra causa.
Alcuni compagni pensano che se ci critichiamo,
litigheremo e ci divideremo. In realtà litigheremo e ci divideremo se non siamo
aperti alla critica e in ogni caso concreto
in cui conduciamo la critica come una
lotta antagonista per annientare l'avversario prima di avere effettivamente
isolato la destra. Non è vero che i nostri compagni sono confusi perché
vi sono divergenze e vi è lotta ideologica
aperta. Sono confusi perché le loro convinzioni
sono poco profonde, poco ancorate nella loro esperienza, superficiali. La lotta ideologica mette in luce e crea le condizioni per superare questo limite che comunque rende debole e incerta
anche l'azione dei compagni e riduce
la loro autonomia, la loro capacità
di orientarsi da soli. La lotta ideologica tempra i nostri compagni e ne fa dei
comunisti più capaci, dei veri
rivoluzionari capaci di far fronte a
venti e tempeste.
Se consideriamo in
più che le critiche degli
altri possono essere un mezzo per scoprire nostri errori o limiti, e quindi le
consideriamo seriamente (ovviamente
senza però accettarle a
priori come giuste, come insegnamenti o indicazioni di un maestro), le critiche
portano a una unità più forte
e più profonda. Se conduciamo
le critiche non come una
lotta contro la classe
nemica, ma con lo scopo di far
progredire i compagni e unirci maggiormente ad essi, le critiche dividono e
fanno litigare solo con gli elementi irriducibili e con gli infiltrati.
È un errore di
principio ritenere che ogni divergenza nella conoscenza sia rapportabile a una contraddizione di classe.
Che ogni errore sia il prodotto
di interessi di classi
contrastanti. Se così fosse, gli uomini dell'epoca in cui la società non era ancora divisa in classi sarebbero stati onniscienti. Una cosa assolutamente non vera. Nel processo della conoscenza che il movimento comunista
compie e deve compiere, oltre alla contraddizione tra gli
interessi della classe operaia e quelli della borghesia imperialista, agiscono
anche le contraddizioni tra il nuovo e il vecchio e la contraddizione tra la
verità e l'errore. La realtà si trasforma. Non è vero che niente si crea e
niente si distrugge. In realtà alcune cose scompaiono e non esistono più. Altre
nuove si formano dalla morte delle vecchie. Occorre ripetutamente riconoscere
che il vecchio è scomparso o è diventato oramai secondario.
Occorre ripetutamente riconoscere che è sorta
una cosa nuova e che essa ha assunto il ruolo principale. La sostanza di una
cosa non si mostra in modo diretto e immediato. Se così fosse, non occorrerebbe
la ricerca, non esisterebbero conoscenze sbagliate, la conoscenza giusta
sarebbe un dato immediato, non un processo in cui l'uomo è avanzato passo passo
nel corso dei secoli. Tutte queste considerazioni valgono anche per la lotta
ideologica attraverso cui il nuovo movimento comunista si rafforzerà, unirà in
ogni paese in partiti rivoluzionari tutti i comunisti capaci di progredire e di
impegnarsi seriamente nella rivoluzione, unirà a livello internazionale i veri
partiti comunisti nella seconda Internazionale Comunista.
Certo, la borghesia approfitta di ogni errore
dei comunisti, cerca di far sbagliare i comunisti, sostiene e incoraggia i
comunisti che sbagliano, sostiene quelli che hanno posizioni arretrate. Ogni
nostro errore e ogni limitazione della nostra conoscenza profitta alla
borghesia e nuoce alla nostra causa. Quindi le contraddizioni tra l'avanzato e
l'arretrato, tra la verità e l'errore nel corso della lotta di classe
confluiscono nella contraddizione tra la classe operaia e la borghesia.
Confluiscono, ma non diventano una cosa sola. Sostenere il contrario vuol dire
credere che il movimento comunista non ha più bisogno di sviluppare la sua
conoscenza e che il movimento comunista ha raggiunto la verità assoluta.
Posizioni metafisiche, religiose, da "fine della storia". La realtà è
diversa. Proprio per questo noi comunisti dobbiamo imparare a distinguere
sempre meglio divergenze di idee da divergenze di interessi e a trattarle con
metodi diversi. Tra comunisti, tra rivoluzionari occorre condurre una lotta
ideologica accanita e intransigente per far prevalere le idee giuste, per
scoprire la verità, per correggere chi sbaglia.
È vero che in ogni paese e per ogni
organizzazione comunista possono nascere problemi quando la critica si sviluppa
a livello internazionale. In molti paesi ci sono organizzazioni dirette da
sedicenti comunisti che nel complesso usano le relazioni internazionali per
ingannare i propri compagni e i lavoratori avanzati. Le organizzazioni
comuniste estere non possono conoscere la situazione del movimento comunista di
un paese prima di averla conosciuta tramite l'inchiesta, quindi stabiliscono
relazioni di unità e lotta anche con queste organizzazioni. Senza saperlo, le
aiutano quindi temporaneamente a svolgere il loro sporco ruolo. Ma, appunto, si
tratta di una situazione temporanea che si risolverà tanto più rapidamente
quanto più dispiegata e intransigente sarà la lotta ideologica, quanto più
tutte le organizzazioni veramente comuniste parteciperanno alla lotta
ideologica. Rapidamente intriganti, demagoghi e mestatori irriducibili
finiranno nel fronte della borghesia.
Consideriamo l'insegnamento di Lenin. Quando l'Internazionale di allora e i suoi
partiti dettero credito ai menscevichi, Lenin non si arroccò sdegnato
nell'isolamento. Condusse la lotta nell'Internazionale e nei suoi partiti,
mostrando il vero ruolo che i menscevichi svolgevano in Russia e come
ingannavano l'Internazionale e i suoi partiti. Il bolscevismo progredì anche
grazie alla lotta ideologica contro il menscevismo.
Né
vale la tesi che la critica, la lotta ideologica, l'autocritica aperta dei
comunisti confondono le idee alle masse, danno spazio alla borghesia per
denigrare i comunisti. La gioia maligna della borghesia a ogni errore compiuto
dal movimento comunista è indubbia. Ma tanto peggio per lei quando correggendo
i nostri errori diventiamo più forti. Le masse popolari subiscono le
conseguenze negative dei nostri errori e dei nostri limiti, ne ricavano
sconforto e delusione. Quando invece vedono che noi comunisti non esitiamo a
verificare le nostre tesi, a riconoscere i nostri errori, a superare i nostri
limiti, a cambiare le nostre posizioni arretrate o sbagliate, le masse
acquistano fiducia maggiore nei comunisti. La denuncia e la correzione da parte
dei comunisti dei propri errori e limiti diventano punto di partenza per un
ulteriore progresso.
Forti
di queste esperienze e guidati da questi principi, noi siamo disposti e vogliamo
discutere con tutti. Prima di rifiutare rapporti con questo o quel gruppo,
organizzazione o individuo, vogliamo verificare nella lotta ideologica e nella
pratica della lotta politica se ha ragione o torto, se è disposto o no a
cambiare, se abbiamo o no qualcosa da imparare da lui. Al contrario vogliamo
stabilire rapporti di unità e di lotta con tutti quelli che si dichiarano
comunisti e nei confronti dei quali non abbiamo già fondati motivi di ritenere
che siano agenti della borghesia o incalliti opportunisti, incapaci di
comprendere e trasformarsi o non disposti comunque a impegnarsi nella
rivoluzione. Quanto più ogni organizzazione entrerà nella lotta ideologica,
tanto più rapidamente riusciremo a nostra volta a distinguere il positivo dal
negativo.
È
su questa base che la CP ha dato mandato alla sua Delegazione di prendere
contatti con tutte le organizzazioni comuniste e rivoluzionarie disposte a
stabilire contatti e a sviluppare lotta ideologica in conformità alla linea
definita dalla Risoluzione approvata dalla quarta riunione della CP allargata
ad alcuni fiduciari (estate 2002), pubblicata in La Voce
n. 12. Questo vale
in particolare nei confronti delle già esistenti aggregazioni internazionali di
organizzazioni comuniste: 1. la Conferenza Internazionale delle Organizzazioni
e dei Partiti marxisti-leninisti (ICML) che pubblica la rivista International
Newsletter; 2. il Movimento
Rivoluzionario Internazionalista che pubblica la rivista A World
to Win; 3. i Seminari di Bruxelles che il PTB
organizza ogni Primo Maggio. Ovviamente vale anche nei confronti di ogni
organizzazione e partito comunista dei singoli paesi che anche attraverso
questo articolo invitiamo a prendere contatto con la Delegazione della CP [c/o
Giuseppe Maj - BP 3 - 4, rue Lénine - 93451 L'Île St Denis (France)].
Rosa
L.